Catalogo dell'esposizione





- prefazione a cura di Vesa Hvasha -


Quando ci fermiamo a guardare un'opera d'arte, quale che sia la sua espressione, ci fermiamo ad accogliere un vissuto emotivo di chi l'ha realizzata. Non ci serve conoscere la storia. E' l'opera stessa a raccontarcela nel momento in cui noi ci predisponiamo all'ascolto.

Da questo punto di vista, Amie Mitchell, ha un talento straordinario.

Il modo in cui il pennello accarezza od aggredisce la tela, la scelta cromatica. e di soggetto, la forma stessa dell'opera in sè, lasciano intendere una narrazione che si svolge su molteplici livelli. dove l'apparenza visiva è solamente il primo passo per un'immersione profonda e estremamente appagante.

La particolare tematica scelta per quest'esposizione, vuole cercare nell'apparenza basilare degli Elementi naturali, la profondità sfaccettata di significati reali che solamente attraverso una attenta osservazione sarà davvero possibile scorgere tra i tocchi di pennello.

.V.H.



1.


Il Guardiano
[Metallo]

Acrilico su tela.

Proteggo la fonte della mia Forza,
la sorgente della mia Supremazia.
(M. Wolfcraft)

Ispirato alla tradizione cinese, quest'opera vuole porre in risalto diversi aspetti, riscontrabili non solo nella simbologia scelta per la raffigurazione, ma anche nelle scelte cromatiche compiute dall'artista. Il Metallo, infatti, è uno dei materiali che rappresenta in sè il concetto di solidità ed al contempo di malleabilità, e nel suo apparire statico, consente la propria rielaborazione nell'ottica dello sviluppo tecnologico. I colori predominanti sulla tela ricordano la sensazione tattile fredda che il metallo offre al contatto e sembra raffreddare anche il calore normalmente trasmesso dal rosso vivido del sangue. La figura, oblunga di un guardiano fuori dal tempo, quasi ricurva su se stessa, dimostra il dualismo del vissuto e dell'evoluzione, così come la spada che trattiene simboleggia non solo l'atto di intenzionale difesa, ma anche la dimostrazione dell'evoluzione tecnica e tecnologica che ha portato alla realizzazione dell'arma stessa.



2.


Il Veliero
[Vento]

Acrilico su tela.

Il pensiero è il vento,
la conoscenza la vela
e l'uomo la nave.
(A. Hare)

L'aria o il Vento, secondo la tradizione giapponese, domina quest'opera insinuandosi nella fluidità di ogni pennellata e nel movimento costante dell'immagine quasi fosse tridimensionale. I colori raccontano la narrazione del mare e del cielo, di una giornata limpida bagnata dal sole e insieme della notte sferzata dalla brezza in un tripudio di stelle. La personificazione dell'elemento ricorda una nave  nella tempesta a metà tra la volontaria fermezza di chi trattiene le briglie del proprio andare, e la ricerca di un porto sicuro dove ancorare al riparo dalla tempesta. La scelta della chiave di lettura è lasciata a chi guarda.



3.


Partenogenesi
[Terra]

Acrilico su tela.

In cima ad ogni vetta
si è sull'orlo di un Abisso.
(S. Jerzy Lec)

Un cuore composto da una sfera sorretta da due mani che sorgono in una sorta di illusione ottica, dal corpo che le genera. La mutevolezza della Terra rappresentata in forma di Madre, Genesi, Tensione ed Infinito insieme. Una figura umanoide dai tratteggi vagamente femminili, ritratta nei colori delle rocce spoglie e nude, affilata, eppure pregna di una morbidezza quasi materna nella cura di ogni dettaglio. Un simbolismo profondo è impresso nella tela a raccontare la metafora antica della nascita attraverso l'argilla, della terra che genera e lascia andare, eppure, tramite un filo invisibile, come una madre, trattiene per ricondurre a sè in un ciclo perenne e imperituro.


4.


Signore delle Bestie
[Legno]

Acrilico su tela.

Anche la Bestia più feroce conosce un minimo di pietà.
Ma io non ne conosco, perciò non sono una bestia.
(W. Shakespeare)

Un'esaltazione quasi scultorea, quasi tridimensionale dell'elemento che simboleggia la Natura. Il quadro racchiude in sè una visione che in un tutt'uno trova espressione dalla forma embrionale allo sviluppo complessivo dell'essere vivente. Il Signore delle Bestie, arroccato sul proprio trono di legno, ed incoronato dalla presenza degli animali che domina, rappresenta in maniera decisamente schietta l'intenzione di racchiudere in una unica manifestazione l'intera complessità della natura tutta, intesa come concetto di Nascita-Morte, così come di complesso di animali ed equilibri. La solidità apparente su cui è adagiata la figura opulenta del Signore delle Bestie si regge non solamente sul trono che ne compone le basi, ma anche sulla posizione della civetta, appollaiata sulla spalla della figura, dal cui volo, potrebbe determinare, in qualsiasi momento, uno squilibrio dell'intera opera.


5.


Osservatore
[Vuoto]

Acrilico su tela.

Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza.
Abbiamo cominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare, che medita sulle stelle.
(C. Sagan)

L'oro ed il turchese dominano come sprazzi di luce purissima la tela, seguendo una geometria incorporea voluta e desiderata, che trova consolidamento nella figura femminile che domina il centro dell'opera. E' il volto della figura che attrae lo sguardo, un punto di luce da cui l'intera illuminazione del quadro prende spunto. Uno sguardo che non c'è, ma che sa spingersi oltre confini invisibili ed inviolabili. La percezione del vuoto, di una sospensione che non trova alcuna reale forma di solidità, ma che sulla propria instabilità fonda la propria fermezza. Il Vuoto, per come viene rappresentato, è la consapevole, perenne ricerca di un'evoluzione da guardare attraverso gli occhi della mente, su una proiezione astrale infinita.


6.


Dal Profondo
[Acqua]

Acrilico su tela.

L'altezza è profondità.
L'abisso è luce inaccessa.
La Tenebra è chiarezza.
(G. Bruno)

La profondità di un abisso dove la luce riesce a filtrare per concedere all'osservatore la visione di una figura umanoide dai molteplici significati e dalla continua ricerca personale. Una raffigurazione dell'immensa metafora dell'Acqua e del suo essere evoluzione continua, sia nel proprio ciclo chimico che nella propria fluidità intangibile. Fermo in un'immobilità sancita dall'amo a cui la stessa figura da forma, questa sorta di tritone spurio, offre uno spunto di riflessione sulla propria posizione nella dimensione circostante. Un desiderio di movimento in una stasi impressa. L'immobilità che va contro la fluidità, invece, tipica dell'elemento Acqua.


7.


Il Fuggitivo
[Aria]

Acrilico su tela.

La Nebbia appare come conforto del solitario.
Essa colma l'abisso che lo circonda.
(W. Benjamin)

La restrizione cromatica voluta nell'espressione dell'opera offre un senso di smarrita oppressione. La stessa sensazione di chi si trova a camminare nella nebbia all'aurora, dove anche la luce dei lampioni risulta ovattata e priva di una reale consistenza. La figura femminile che domina, assieme ai corvi,. lo svolgersi della narrazione, racconta l'impalpabile sensazione dell'aria, la sfuggente presenza di un elemento indispensabile, eppure intangibile, privo di un reale colore e per questo in grado di raccogliere tutti i colori dello spettro visivo.



8.


Il Vulcano
[Fuoco]

Acrilico su tela.

Un vulcano è uno sfogo della terra che vive e soffre, e getta fuori il suo sangue, la sua carne, il suo putridume... da crepe che si aprono... sul suo corpo.
(O. Tezuka)

Tinte calde, tinte forti per rappresentare la vivida percezione del fuoco. L'autrice ha scelto l'impersonificazione di un vulcano in una veste molteplice. Il sangue che cola dal piatto che lei sorregge è la lava da cui lo stesso vulcano, in realtà, prende vita e vigore. I tentacoli che dipartono dalla figura e si spargono sulle rocce circostanti, rappresentano il legame ancestrale ed inscindibile con la terra, come vene che siano parte di un corpo.